Metodo McKenzie

Il metodo McKenzie è un tipo di trattamento sviluppato dal fisioterapista neozelandese Robin McKenzie. Questo metodo negli ultimi anni ha conseguito un ampio riconoscimento nel mondo quale metodo conservativo per il trattamento dei disturbi meccanici della colonna vertebrale, anche grazie alla capacità di rilettura critica della bibliografia scientifica mondiale relativa ai disturbi della colonna vertebrale(8-12).

Secondo  McKenzie, il principio anatomopatologico che sta alla base del disturbo rachialgico è da ricercarsi nelle errate posizioni assunte dal paziente durante la giornata, che costringono la colonna vertebrale a posizioni fisiologicamente innaturali, e dalla prevalenza della attività in flessione rispetto a quella in estensione nella vita quotidiana. Le posture non fisiologiche inducono un mal posizionamento dei dischi intervertebrali, uno stiramento dei tessuti molli circostanti, con conseguente trasmissione di percezioni nocicettive da parte dell’anulus discale e dei tessuti stirati.

L’inquadramento del paziente avviene tramite una anamnesi ed un esame obiettivo in cui si valuta soprattutto la postura seduta, eretta e la qualità dei movimenti. La diagnosi meccanica si baserà essenzialmente sul meccanismo di produzione del dolore.
L’intervento fisioterapico consiste prevalentemente su esercizi correttivi di tipo posturale, insegnati dal terapista e praticati successivamente in via autonoma dal paziente. Affinché il movimento ottenga il risultato previsto, occorre che il paziente impari ad eseguire i movimenti in maniera corretta ed abbia la costanza di ripeterli spesso nel corso della giornata. Questa terapia mira non solo a risolvere la sintomatologia algica del paziente, ma a prevenire le recidive, grazie all’educazione posturale ed all’enfatizzazione della necessità di continuare con l’autotrattamento.